Auto elettriche ibride plug-in: l’eccellenza dei due mondi o un pessimo compromesso?

4 min to readTecnologia e innovazione
Molte aziende desiderano ottimizzare la propria impronta di carbonio e si trovano ad affrontare la questione di quanto i veicoli elettrici a batteria (BEV) o i veicoli elettrici ibridi plug-in (PHEV) possano essere una soluzione appropriata.
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La preoccupazione legata all’autonomia limitata o al fatto di trovare eventualmente opzioni di ricarica limitate per i veicoli elettrici a batteria (BEV) fanno spesso propendere molti gestori di flotte aziendali verso veicoli elettrici ibridi plug-in (PHEV). In questo tipo di propulsione la combinazione dei vantaggi di entrambi i mondi pare essere un incentivo immediato. 

L’idea di effettuare, perlomeno il breve tragitto casa-lavoro, a bordo di un’auto elettrica e quindi di percorrere quanto meno delle brevi distanze a zero emissioni sembra allettante. Il fatto di ridurre le emissioni di CO2 anche dei PHEV, aiuta a tranquillizzare ulteriormente la coscienza ecologica. Inoltre, il motore a combustione di un PHEV offre la sicurezza di poter percorrere distanze maggiori senza lunghe interruzioni di ricarica, anche a velocità più elevate e con l’aria condizionata o il riscaldamento al massimo. Questi sono argomenti particolarmente convincenti per i collaboratori del servizio esterno, poiché non è loro intenzione pianificare gli appuntamenti presso i clienti sulla base delle stazioni di ricarica esistenti. 

Ciò che sembra convincente nella teoria, risulta spesso poco incoraggiante quando si guardano gli aridi numeri alla fine dell’anno.

Bernd BäznerCommercial Director LeasePlan (Svizzera) SA

I costi del carburante spesso non diminuiscono come previsto

Il passaggio da veicoli con motore a combustione a PHEV spesso non riduce i costi del carburante nella misura attesa. In molti casi si verifica addirittura il contrario: ad esempio, quando dal diesel, talvolta discreditato, ma pur sempre efficiente in termini di consumi e quindi anche di emissioni di CO2, si è passati a un PHEV, il cui motore elettrico è, nella maggior parte dei casi, accoppiato a un motore a benzina. Poiché l’aumento del consumo di carburante va di pari passo con maggiori emissioni di CO2, salgono alle stelle sia i costi del carburante sia le emissioni di CO2 della flotta. Un collaboratore del servizio esterno che corre da un appuntamento all’altro nella sua quotidianità e non ricarica mai il PHEV, probabilmente non raggiungerà mai i dati di CO2 indicati dal produttore secondo il metodo di misurazione WLTP.

Occorre efficienza in termini di costi e soluzioni sostenibili

A questo punto cosa dovrebbe fare il gestore della flotta aziendale per evitare brutte sorprese e compiere in modo efficace una buona azione per l’ambiente?

Da un lato è fondamentale l’analisi del profilo di guida del rispettivo conducente dell’auto aziendale. Ed è proprio qui che spesso viene commesso il primo errore: cedere alla pressione esterna di passare all’elettrico, invece di analizzare sobriamente fatti e cifre. In molti paesi, come attualmente in Germania, questa analisi è significativamente influenzata anche dagli incentivi fiscali che, dal punto di vista economico, sono indubbiamente un aspetto da non trascurare. Ma ciò si ripercuote negativamente se i vantaggi fiscali diventano l’argomento decisivo, nonostante il beneficio ecologico desiderato, come nel caso dei PHEV, spesso sia assente o addirittura negativo. Si può solo sperare che, in seguito all’ultimo postulato della Commissione dell’ambiente del Consiglio nazionale, venga realizzata una normativa intelligente soprattutto per le auto aziendali.

La chiave è la valutazione delle esigenze

Occorre anzitutto effettuare una valutazione delle esigenze focalizzata sui percorsi e sul profilo di utilizzo del veicolo. In caso di maggiore utilizzo nel centro città, un PHEV può risultare più sensato a seconda delle esigenze, sempre a condizione che venga regolarmente ricaricato.  È qui che entra in gioco la Car Policy di un’azienda che prenda in considerazione anche questioni come le sovvenzioni per i dispositivi di ricarica nei garage dei conducenti o per i costi dell’energia elettrica. Anche un sistema bonus / malus per incentivare il processo di ricarica è utile affinché la batteria sia ricaricata regolarmente per consentire di percorrere una frazione del tragitto completamente in elettrico.

Comode soluzioni complete per le flotte aziendali

LeasePlan non solo ha esperienza nella progettazione e nell’elettrificazione di Car Policy, ma può anche offrire una soluzione completa sia per i BEV sia per i PHEV. Oltre al veicolo in leasing full service, questa Policy include anche un chip di ricarica con accesso a circa 4'000 punti di ricarica in Svizzera (oltre 130'000 punti di ricarica in Europa), nonché stazioni di ricarica per l’azienda o per i conducenti a casa. La fatturazione per il processo di ricarica, inclusa l’elettricità utilizzata per ricaricare l’auto aziendale a casa, viene effettuata tramite LeasePlan. Semplificando la ricarica del veicolo, l’utente riesce a sfruttare gli aspetti positivi della trazione elettrica aggiuntiva anche di un PHEV.

Per la strutturazione della flotta aziendale sono quindi importanti un’analisi corretta delle esigenze, una Car Policy al passo coi tempi e un pacchetto completo per la ricarica. L’offerta di BEV e PHEV cresce ogni giorno in quasi tutte le categorie di veicoli, pertanto non vi sono ostacoli a una maggiore elettrificazione della flotta aziendale. 

Tuttavia, per i costi della flotta nonché per l’impronta di carbonio rimane decisiva la questione di come questi veicoli vengono effettivamente utilizzati.

Bernd BöznerCommercial Director LeasePlan (Svizzera) SA
Published at 15 dicembre 2020

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