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Crisi dei chip: quali sono le cause

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Le cause della crisi dei chip sono numerose, una situazione difficile da gestire e un’emergenza che potrebbe durare ancora a lungo.
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Cause e quando finirà la crisi dei chip nell'automotive

Crisi dei chip auto: quali sono le cause e quando finisce

Il chip shortage, ovvero la crisi dei chip, è emerso nel corso degli ultimi anni aggravandosi durante la pandemia di Covid-19, mettendo in ginocchio l’intero settore automobilistico. Cerchiamo di capire quali sono le cause della crisi dei chip auto e quando finirà la penuria di questi componenti fondamentali.

Crisi dei chip: perché mancano microchip per le auto?

La carenza dei chip nel comparto automobilistico è cominciata in seguito all’emergenza per il SARS-Cov-2. Ovviamente non è comparsa improvvisamente, né è stata causata appena dalla pandemia di covid-19, ma è stata provocata da una serie di problematiche che hanno innescato una delle crisi più gravi dell’automotive.

I microchip, infatti, sono componenti essenziali per le auto, in quanto servono per comandare tutti i sistemi elettronici dei veicoli, dai tergicristalli alle tecnologie ADAS per la sicurezza attiva e passiva. L’innovazione tecnologica ha reso le vetture sempre più sofisticate, con un aumento considerevole del numero di chip presenti nelle auto.

Oggi un veicolo dispone di centinaia di microchip, con un numero più elevato sulle auto elettriche di nuova generazione. Le case automobilistiche, però, hanno da sempre adottato un approccio incentrato sul risparmio dei costi, per far fronte ai bassi margini di profitto del settore, puntando spesso su chip di bassa qualità e un approvvigionamento quasi in tempo reale.

Ciò significa che le aziende non acquistano grandi stock di microchip, ma ordinano i componenti in base ai flussi produttivi e alle dinamiche del mercato. Allo stesso tempo cercano di ottenere prezzi bassi sui chip, rivolgendosi spesso a vari fornitori differenti e non sottoscrivendo contratti di lungo termine con lo stesso produttore.

Le principali cause della carenza di chip auto

Naturalmente, le cause della crisi dei chip per le auto non sono attribuibili appena alle aziende automobilistiche; infatti, l’attuale carenza di microchip è stata determinata da un congiunto di fattori.

  • Aumento della domanda globale di microchip: alla fine del 2020 la pandemia di Covid-19 ha provocato un aumento esponenziale della domanda di microchip; infatti, a causa del lungo lockdown imprese e cittadini privati hanno investito nelle tecnologie digitali acquistando un gran numero di dispositivi elettronici.
  • Riduzione dell’offerta di chip: le imprese produttrici di microchip non sono state in grado di soddisfare l’incremento della domanda, in quanto la fabbricazione di chip è un processo estremamente complesso e poco scalabile, un aspetto che ha contribuito ad aggravare la crisi dei chip.
  • Concentrazione della produzione: un’altra causa che ha portato alla carenza i microchip per il settore automotive è legata alla concentrazione della produzione, localizzata soprattutto in Asia e in particolare a Taiwan. L’isola infatti detiene il 60% della produzione mondiale di microchip e la Corea del Sud il 19% circa, un mercato in mano a colossi come TSMC e Samsung.
  • Aumento dei prezzi delle materie prime: per la costruzione dei chip, semiconduttori come il germanio e il silicio rappresentano gli elementi principali del microprocessore, tuttavia l’incremento del prezzo delle materie prime tra il 2020 e il 2021 ha fatto salire i costi dei microchip e aumentato le difficoltà delle case automobilistiche alla ricerca di prezzi bassi.
  • I produttori di microchip preferiscono altri clienti: la strategia adottata da molte case automobilistiche ha favorito altre imprese, ritenute clienti migliori a cui vendere microchip da parte dei produttori. Si tratta soprattutto delle aziende che si occupano di elettronica di consumo come Apple e Microsoft, le quali tendono a stringere rapporti di lungo termine con lo tesso fornitore e acquistano microchip di alta qualità.
  • Bassa qualità dei chip auto: per mantenere bassi i costi le case automotive non utilizzo soltanto chip di qualità elevata nei veicoli, ma fanno largo uso di microchip più economici per assolvere a funzioni semplici e poco rilevanti, come l’azionamento dei tergicristalli o l’accensione delle luci. Con l’emergenza e la riduzione dell’offerta i produttori hanno dato priorità alla fornitura di microchip di alta qualità, aumentando ulteriormente la carenza di chip per le auto.
  • Mancanza di scorte: senza scorte sufficienti per garantire la produzione di auto per diversi mesi, il rallentamento delle consegne ha provocato rapidamente la crisi del settore automobilistico, in molti casi portando alla sospensione della fabbricazione di veicoli.
  • Poca ottimizzazione nell’uso dei chip: negli ultimi anni poche case automobilistiche hanno lavorato all’ottimizzazione dei chip nelle auto, un approccio che potrebbe consentire di ridurre il numero di microchip necessari e sfruttare aspetti come la multicanalità e la polifunzionalità dei chip.
  • Esternalizzazione della produzione di chip: per le aziende del settore è preferibile esternalizzare la produzione di tutti i componenti delle auto, limitandosi all’assemblaggio dei veicoli all’interno degli stabilimenti. Questo sistema consente di ridurre i costi e usufruire di un modello più flessibile, tuttavia, è anche più esposto ai fattori esterni e a qualsiasi problema nella filiera della fornitura.

Crisi dei chip: quando finisce l’emergenza?

Senza dubbio è difficile prevedere quando potrebbe finire la crisi dei chip, sebbene molte case automobilistiche siano al lavoro per cercare delle soluzioni al problema. È quanto stanno tentando GM e Ford, con una nuova alleanza stretta tra le due aziende nel tentativo di superare la carenza di microchip in pochi anni.

Eppure, sono i produttori stessi come TSMC a indicare come la crisi dei chip auto potrebbe durare almeno fino al 2023, rendendo di fatto impossibile al momento incrementare la produzione e soddisfare appieno la richiesta di veicoli da parte del mercato. Secondo Boston Consulting Group, ci potrebbero volere tra i 2 e i 4 anni per risolvere questa situazione.

Si tratta infatti di un problema complesso che richiede un intervento di lungo termine, senza una reale soluzione nell’immediato. Sia gli USA che la UE hanno deciso di finanziare e sostenere la produzione di semiconduttori e microprocessori negli Stati Uniti e in Europa, tuttavia, ci vorranno molti anni per raggiungere flussi produttivi di una certa rilevanza.

A tutto ciò si aggiunge l’accelerazione sulla mobilità elettrica, con i nuovi obiettivi UE che hanno stabilito l’addio ai motori endotermici entro il 2035. I prossimi due anni continueranno ad essere difficili per il settore auto, con una domanda al di sopra della capacità produttiva, nella speranza che le nuove strategie pubbliche/private portino dei risultati nel giro di 3-4 anni. 

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Pubblicato il 11 gennaio 2022

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