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Crisi dei chip: le decisioni di Ford e GM

Tempo di lettura 4 minNews motori
Per risolvere la crisi dei chip GM e Ford stanno stringendo nuove alleanze, con l’obiettivo di superare la carenza di semiconduttori.
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La strategia di Ford e General Motors nella crisi dei chip

Crisi dei chip: la nuova alleanza tra GM e Ford

La crisi dei chip nel settore automotive potrebbe durare più del previsto, mettendo a serio rischio la produttività delle case automobilistiche nei prossimi anni. Ecco qual è la strategia di GM e Ford per risolvere questa complessa problematica, una nuova partnership per superare la carenza di semiconduttori.

La situazione aggiornata sulla crisi dei chip automotive

Il chip shortage legato alla pandemia di Covid-19 ha messo in ginocchio il settore automobilistico durante il 2020, tuttavia la crisi è proseguita anche per tutto il 2021. Molti segnali sembrano indicare come la carenza di microchip potrebbe continuare anche nel 2022, diventando di fatto un problema strutturale di difficile soluzione nel breve e medio periodo.

Durante il 2021 infatti la crisi dei chip si è aggravata, rendendo questi componenti essenziali per le auto quasi introvabili. Ciò è dovuto a diversi fattori, tra cui l’aumento considerevole della domanda, la diminuzione della produzione e l’approccio adottato dalle aziende automobilistiche, un modello che prevede l’acquisto sul momento dei chip riducendo al minimo le scorte.

Non a caso la produzione di auto è calata in tutti i paesi, toccando il livello più basso negli ultimi 40 anni nel Regno Unito a settembre 2021, mentre in Italia nello stesso mese il calo è stato del 12,1% secondo l’Anfia. A pesare sull’industria automobilistica sono diversi fattori, tuttavia la carenza di semiconduttori rappresenta per gli operatori la causa principale.

La previsione di GM e Ford sull’offerta di chip

Le case automobilistiche statunitensi Ford e General Motors sono ovviamente in crisi per la mancanza di chip, nonostante le ripercussioni maggiori siano ricadute sul titolo GM, oggetto di forti ribassi in borsa nelle ultime settimane.

Entrambe le aziende hanno segnalato come la disponibilità di microchip sia migliorata nell’ultimo trimestre 2021, tuttavia l’approvvigionamento rimane difficile e non continuo.

Secondo la Ford la crisi dei chip dovrebbe durare per tutto il 2022, una situazione che potrebbe protrarsi anche nel 2023 apparendo dunque sempre di più una condizione sistemica. Per l’Anfia il chip shortage potrebbe causare un calo di 14 milioni di veicoli prodotti in meno nel periodo 2021/23, con una riduzione più drastica nel 2022 rispetto al 2021 e una ripresa soltanto nel 2023.

Il piano di General Motors per superare la carenza di chip auto

Sia General Motors che Ford stanno studiando delle strategie per arginare gli effetti della carenza di chip auto. Il piano di GM prevede la sottoscrizione di nuovi accordi con i produttori di microchip, rivolgendosi direttamente ai colossi mondiali del settore, ovvero alle aziende asiatiche leader nella realizzazione di chip a livello globale.

La casa automobilistica del Michigan intende stringere delle collaborazioni per la produzione di questi componenti indispensabili, avviando delle partnership con aziende come Qualcomm, Infineon, STMicroelectronics e TSMC. Inoltre, General Motors vuole diminuire la varietà di chip installati nelle sue auto, passando ad appena 3 tipologie rispetto al numero di microprocessori utilizzati oggi con una riduzione del 95%.

Ciò sarà possibile attraverso una sinergia diretta con i produttori di chip, per ottimizzare la catena produttiva e agevolare le forniture. Ovviamente GM prevede anche di migliorare l’impiego dei chip nei veicoli, per cercare di usare un numero inferiore di microprocessori all’interno delle vetture diminuendo la domanda di questi prodotti, grazie a nuovi investimenti nel campo della ricerca e dell’innovazione.

La strategia di Ford per il chip shortage

Anche Ford sta lavorando per pianificare nuove soluzioni alla crisi dei chip, a partire dal potenziamento della collaborazione con il fornitore GlobalFoundries. La casa automobilistica già compra semiconduttori dall’azienda californiana, tuttavia vuole avviare degli interventi congiunti nel tentativo di accelerare la produzione di questi componenti.

Ford ha anche stretto un accordo (non vincolante) con General Motors, per studiare insieme dei piani di efficientamento della produzione di chip negli Stati Uniti. Si tratta di un primo passo per avvicinare i due colossi USA del settore automotive, allo scopo di condividere gli sforzi per migliorare la capacità di approvvigionamento dei chip per le auto.

Naturalmente l’obiettivo è quello di avvicinarsi al modello di Tesla, l’unica azienda del settore a non essere stata colpita dalla carenza di semiconduttori. Tesla, infatti, è in grado di produrre internamente una parte dei chip, inoltre dispone di un know-how tecnologico unico nel comparto, aspetti che consentono all’azienda americana di auto elettriche di avere un potere contrattuale superiore rispetto ai concorrenti.

Le altre soluzioni delle case automotive per la crisi dei chip

Ogni azienda automobilistica si sta muovendo per superare la crisi dei semiconduttori, cercando di risolvere la carenza delle forniture in modo rapido ed efficiente. La strada principale tentata dalle case automotive sono gli accordi diretti con i produttori, in particolare con i giganti asiatici che dominano il mercato dei microchip.

Non solo Ford e GM stanno agendo in questo senso, infatti anche gruppi come Volkswagen e Daimler hanno stretto collaborazioni dirette con le imprese di Taiwan. Riducendo il numero di fornitori, evitando di affidarsi agli intermediari, è possibile migliorare l’efficienza della filiera e garantire la fornitura attraverso contratti di lungo periodo.

Un’altra opzione è la riprogettazione delle auto, in particolare intervenendo nel breve termine sulle centraline, mentre nel lungo termine sullo sviluppo di veicoli in grado di utilizzare in modo più efficiente i chip. Un’altra soluzione è quella pensata da BMW, con l’adozione di un sistema di produzione che prevede di inserire i chip in un secondo momento quando le auto sono quasi pronte

Naturalmente anche i governi stanno tentando di aiutare le aziende automobilistiche. Gli USA hanno stanziato 50 miliardi per la realizzazione di nuovi stabilimenti sul suolo americano per la produzione di semiconduttori, mentre l’Unione Europea sta lavorando su accordi con i produttori come Intel per stimolare la realizzazione di microchip nei paesi UE.

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Pubblicato il 14 dicembre 2021

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14 dicembre 2021
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