Carenza di microchip e pandemia, il mondo dell’auto è in ginocchio

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Sempre più accentuata la carenza di semiconduttori per il settore automotive. Creano problemi anche le restrizioni legate alla diffusione del coronavirus nelle catene produttive
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Non si ferma la crisi dei microchip: Audi sta estendendo le vacanze estive di circa 10.000 lavoratori nei suoi stabilimenti di Ingolstadt e Neckarsulm a causa di una carenza di semiconduttori. I dipendenti lavoreranno a tempo ridotto e le misure significherebbero un taglio nella produzione di diverse migliaia di auto previste. Due di queste chiusure sono causate dalla carenza di microchip, l'altra a causa dei lavori di conversione per l'inizio della produzione della Q6 etron completamente elettrica. A Neckarsulm, in ogni caso, la maggior parte della produzione con circa 4000 dipendenti è ferma per diversi giorni a causa della carenza di chip. Audi ha anche annunciato il lavoro a orario ridotto per settembre come misura precauzionale, ma allo stesso tempo ha pianificato turni aggiuntivi in diversi fine settimana. L'azienda ha il portafoglio ordini pieno, ma non è stata in grado di costruire circa 50.000 auto nella prima metà dell'anno a causa della mancanza di componenti.

Quando i componenti saranno consegnati, la casa automobilistica cercherà di recuperare la produzione persa. "Bisogna pianificare di settimana in settimana. In passato, anche i turni aggiuntivi previsti hanno dovuto essere cancellati", ha spiegato il portavoce.

Stessa situazione anche in Toyota che è pronta ad annunciare un taglio della produzione globale del 40%, a causa della sempre più accentuata carenza di semiconduttori per il settore automotive, e le restrizioni legate alla diffusione del coronavirus nelle catene produttive nei Paesi del Sudest asiatico. Basti dire che a inizio luglio, Toyota prevedeva di costruire circa 900mila autoveicoli, e le stime attuali, sono ridotte a 500mila unità.

L'espansione allarmante del Covid nei paesi del Sudest asiatico ha impedito il regolare approvvigionamento dei pezzi di ricambio per la funzionalità di diversi impianti in Giappone, tra cui la fabbrica di Takaoka, nella prefettura di Aichi, così come numerosi stabilimenti in Nord America, Cina ed Europa - che dovranno ridimensionare la produzione di diverse decine di migliaia di vetture, avverte il Nikkei. La revisione al ribasso farà assestare le produzione globale sotto i valori dello scorso settembre, quando la domanda aveva mostrato un'accelerazione dopo la crisi più acuta della pandemia, e Toyota riuscì a produrre circa 840mila vetture. Nelle ultime settimane il costruttore nipponico ha dovuto arrestare gli impianti produttivi di Aichi per via dell'aumento delle infezioni di Covid in Vietnam, uno dei principali centri manifatturieri per l'intero indotto, mentre a inizio agosto la fabbrica di Takaoka ha deciso uno stop temporaneo per l'insufficienza di chips; una dinamica che continua a riguardare sempre più costruttori.

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Pubblicato il 8 settembre 2021

8 settembre 2021
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