Report Euromobility 2018: le città più sostenibili d'Italia

21 dicembre 2018

L'evoluzione della mobilità sostenibile nelle principali città italiane

La qualità della vita è un aspetto fondamentale per giudicare l’evoluzione sociale, economica e culturale di un Paese o di una città. In particolare, un settore in grado di influenzare fortemente la vivibilità è quello legato ai trasporti, da cui dipendono direttamente il benessere e la salute dei cittadini. Per questo motivo diverse istituzioni effettuano un monitoraggio costante, tra cui Euromobility, che recentemente ha pubblicato il suo 12° rapporto sulla mobilità sostenibile nelle città italiane.

L’associazione è un comitato scientifico fondato nel 2000, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, con il compito di diffondere una mobilità più ecologica all’interno del territorio italiano. L’ente fornisce ad esempio report costanti sulla situazione del Paese, offrendo consigli e indicazioni alle Amministrazioni pubbliche e alle imprese in merito alle soluzioni da adottare per migliorare la mobilità, svolgendo allo stesso tempo un’attività di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini.

 

Mobilità sostenibile: il quadro generale del Paese

Secondo il report di Euromobility, i cui dati sono disponibili sul sito ufficiale dell’Osservatorio della Mobilità Sostenibile in Italia, Parma si conferma anche quest’anno come la più virtuosa nel nostro Paese, aggiudicandosi il titolo di città italiana più ecosostenibile. Tutte le prime posizioni sono occupate da centri del nord Italia, infatti a seguire troviamo Milano, Venezia, Brescia, Padova e Torino. Soltanto al settimo posto appare la prima città del sud, Cagliari, che si colloca subito prima di Bologna, Verona e Modena.

Una divisione netta quindi, quella mostrata da Euromobility in relazione alla mobilità sostenibile, dove la capitale Roma si posiziona soltanto al 23° posto, mentre quasi tutte le città del sud si trovano in fondo alla classifica delle città italiane più sostenibili. Un quadro sicuramente preoccupante, soprattutto se analizzato con una visione generale. Nelle oltre 50 città italiane prese in esame, infatti, nel 2017 soltanto Reggio Emilia ha fatto registrare una diminuzione del tasso di motorizzazione, salito invece in tutte le altre 49 località, con una media nazionale dello 0,8%.

Un Paese dove rimane alto l’utilizzo della macchina, soprattutto in città come Potenza, L’Aquila, Perugia e Campobasso, tutte con oltre 70 auto per ogni 100 abitanti, contro le 42 di Venezia e le 47 di Genova.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria le migliori sono Sassari e Livorno, entrambe con appena 2 giorni in cui si sono superati i limiti consentiti per le polveri sottili, PM10, mentre le peggiori sono state Torino con 89 giorni, seguita da Milano e Venezia con 73 giorni a testa.

Un dato allarmante è quello che prende in considerazione le auto più vecchie e inquinanti, i veicoli classificati come Euro 0, che al sud rappresentano purtroppo una percentuale ancora rilevante. Ad esempio, a Napoli sono ancora il 28,6% del parco auto totale, a Catania il 20,8% e a Salerno il 14,9%, contro l’1,4% di Bolzano, l’1,33% di Trento e l’1,85% di Aosta. Queste ultime si affermano anche per il numero di macchine Euro 6 in circolazione, dotate di filtri anti-particolato e motori a basse emissioni, che costituiscono il 68% ad Aosta e il 65% a Trento, a dispetto del 6% di Catania e del 6,8% di Foggia.

Auto ecologiche, noleggio e car sharing: il trend nelle città italiane

L’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile fornisce una serie di dati piuttosto interessanti, tra cui quelli in merito al numero di auto a gas, elettriche e ibride presenti nelle principali città del Paese. Secondo i rilevamenti, si scopre che la maggior parte dei veicoli elettrici si trova a Bolzano, 0,19% del totale, seguita da Trento, 0,15% e Firenze, 0,07%. Numeri che contrastano con quelli monitorati in alcune città del sud, come Reggio Calabria, 0,002%, Campobasso, 0,003% e Taranto, 0,005%.

Le macchine ibride invece si trovano soprattutto a Bologna, 1,4% del parco auto cittadino, Trento, 1,3% e Milano, 1,21%, mentre rappresentano ancora una piccola parte a Taranto, 0,07%, Potenza, 0,008%, Catania e Napoli entrambe con lo 0,09%.

Stabili invece le auto a metano, che pesano per circa il 2,5% sull’intera flotta nazionale, dove insieme alle auto a GPL arrivano all’8,92%. Una presenza limitata quella delle vetture ad alimentazione ecologica che, seppure in leggera crescita, specialmente al nord, non incide nel miglioramento dell’ecomobility.

Tuttavia, il settore è trainato dalle società di autonoleggio, che negli ultimi anni hanno aumentato gli investimenti nell’ammodernamento del parco auto, con un aumento deciso di auto ecologiche, sia ibride che elettriche, soprattutto nel settore del noleggio a lungo termine. Complessivamente la quota di nuove immatricolazioni ha toccato nel 2017 oltre il 27%, mostrando chiaramente la propensione degli utenti verso soluzioni di trasporto condiviso e di noleggio.

Il rapporto di Euromobility indica anche il grande successo dei servizi di car e bike sharing, in crescita del 18%, un fenomeno sempre più incisivo nella mobilità sostenibile, che interessa specialmente le grandi città metropolitane e i veicoli a basse emissioni. Allo stesso tempo la formula preferita è quella che lascia una maggiore libertà, con la possibilità di parcheggiare l’auto in qualsiasi punto, mentre il car sharing vincolato subisce una lieve contrazione rispetto agli anni passati.

Come migliorare la mobilità sostenibile nei prossimi anni

Dai dati rilevati dall’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile in Italia, si evince come siano necessari interventi più decisi per migliorare la situazione nel nostro Paese. In particolare, bisogna superare il gap presente tra nord e sud, stimolando una trasformazione più omogenea su tutto il territorio nazionale, soprattutto per incrementare la diffusione delle auto ecologiche ibride ed elettriche.

I risultati ottenuti dalla città di Parma sono riconducibili a un’importante decisione, quella di individuare un mobility manager e un programma di lungo periodo. Si tratta di una figura prevista dalle normative di legge, tramite la direttiva del Ministero dell’Ambiente contenuta nell’articolo 5 della Legge n. 221 del 28/12/2015. Eppure, in oltre 10 città italiane di medie dimensioni manca ancora un responsabile per il mobility management, segno del ritardo di alcune amministrazioni pubbliche nella progettazione di un piano strategico per la mobilità sostenibile.

Invece è un requisito fondamentale per i comuni e le aree metropolitane, in grado di affiancare le imprese e i cittadini nei processi di trasformazione legati al settore dei trasporti, compreso lo sviluppo di soluzioni meno inquinanti sui percorsi casa-lavoro e scuola-casa. Secondo il presidente di Euromobility, Lorenzo Bertuccio, il 12° rapporto rende urgenti interventi più incisivi sulla mobilità, con uno sforzo maggiore sia a livello nazionale che locale.

Il mancato miglioramento della qualità dell’aria, la forte presenza di auto Euro 0 ed Euro 1 soprattutto al sud, la crescita eccessivamente lenta delle macchine elettriche e la contrazione dell’offerta dei servizi di trasporto pubblico, ci allontanano sempre di più dai vincoli europei. Nonostante alcuni casi d’eccezione, bisogna fare di più per accelerare la svolta verso la mobilità sostenibile nei prossimi anni, attraverso lo sviluppo di progetti di mobility management, con interventi decisi nel car sharing e nel sostegno dei piani cittadini per la riduzione delle auto inquinanti.

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