Park Assist: cos'è e come funziona?

27 giugno 2019

Park Assist: come funziona la tecnologia di parcheggio assistito?

Le auto a guida autonoma rappresentano il futuro della mobilità, tuttavia sarà necessario attendere ancora qualche anno per vedere sulle strade le macchine che si guidano da sole. Per il momento, però, i modelli di ultima generazione offrono diverse soluzioni di assistenza alla guida, tra cui i moderni Park Assist, ovvero i dispositivi di parcheggio assistito. Si tratta di sistemi in grado di parcheggiare l’auto più o meno autonomamente, grazie a una serie di sensori e a un software che gestisce tutti i comandi del veicolo, realizzando una delle manovre più difficili e spesso odiate dagli automobilisti.

 

Cos’è il Park Assist, il sistema di parcheggio assistito

I sistemi di Park Assist sono dei dispositivi recenti, apparsi sul mercato soltanto negli ultimi anni. Si tratta di una tecnologia che sfrutta un software centrale di controllo e una serie di sensori di parcheggio, che monitorano l’ambiente circostante e consentono al programma di gestire lo sterzo e i pedali di accelerazione e frenata. Questo tipo di sistema intelligente è stato sviluppato in Francia una ventina di anni fa dall’INRIA, un istituto francese di ricerca nei settori dell’informatica e dell’automazione, che per un periodo lavorò a una soluzione tecnica per aiutare i conducenti nel parcheggio orizzontale o affiancato.

Si tratta di una delle manovre meno amate dagli automobilisti, a causa della sua complessità e delle difficoltà insite in alcune operazioni di accostamento ed entrata. Calcolare gli spazi e le distanze non è facile, soprattutto quando le misure sono estremamente ridotte, la visuale non è perfetta e ci sono altri veicoli in attesa, che inducono pressione nel conducente del mezzo. Per questo motivo l’istituto francese progettò una soluzione tecnologica, una serie di protocolli e standard tecnici che sono adottati ancora oggi dalle principali case automobilistiche.

In particolare, l’INRIA creò 5 livelli di Park Assist:

  • Driver Assistance
  • Partial Automation
  • Conditional Automation
  • High Automation
  • Full Automation

Ogni soluzione prevede un intervento più o meno diretto della tecnologia, quindi si va dai sistemi di Driver Assistance che aiutano il guidatore soltanto in maniera marginale, ad esempio con sensori che suonano quando ci si trova a una certa distanza dai mezzi parcheggiati, fino ai dispositivi di Full Automation, che parcheggiano da soli l’auto senza alcun intervento umano. Allo stesso tempo, quelli più diffusi al momento sono i Park Assist Conditional e High Automation, che supportano il conducente guidandolo nella manovra, ma richiedono comunque l’interazione umana.

Come funzionano i sensori di parcheggio?

Il funzionamento dei sistemi di parcheggio assistito è piuttosto semplice, nonostante dietro questi dispositivi ci siano tecnologie estremamente avanzate. Il Self-Parking si basa su una serie di sensori di parcheggio, componenti analogiche che effettuano delle rilevazioni, monitorando la distanza dell’auto con il veicolo precedente, la misura tra le ruote e il marciapiede, oppure la presenza di eventuali ostacoli come pedoni e ciclomotori. Questi dati vengono inviati a un software centrale, che raccoglie tutte le informazioni e le elabora in tempo reale.

A questo punto il sistema è in grado di effettuare la manovra, calcolando la traiettoria da compiere in ogni istante per realizzare un parcheggio automatico perfetto, intervenendo sui comandi della vettura come lo sterzo, il freno e il pedale dell’acceleratore. I sistemi meno sofisticati hanno soltanto dispositivi di supporto, con sensori che ad esempio avvisano quando la distanza con l’altro veicolo parcheggiato è inferiore a 20/30 cm, emettendo il classico bip fisso o un suono che aumenta d’intensità all’avvicinamento della macchina all’ostacolo.

Altri sistemi invece offrono un’adeguata via di mezzo, con **telecamere **che aumentano la visuale e sensori avanzati, che permettono al software centrale di azionare lo sterzo, mentre il conducente gestisce soltanto i pedali del freno e dell’acceleratore. Ad ogni modo alla base del Park Assist ci sono i sensori di parcheggio, che possono essere elettromagnetici o ultrasonici ed emettono onde sonore o elettromagnetiche che rimbalzano sulle superfici esterne, riflettendo il segnale per consentire al programma di calcolare le varie distanze, mappando l’ambiente circostante.

Come usare il Park Assist per parcheggiare

La maggior parte dei veicoli moderni dispone di un sistema di parcheggio assistito. Il funzionamento dipende dalla tecnologia utilizzata, compreso il grado di automazione del dispositivo, tuttavia quasi sempre basta affiancare il veicolo che precede il posto libero, premere il pulsante del Park Assist e levare le mani dallo sterzo, mantenendo invece i piedi sulla pedaliera. A questo punto bisogna soltanto seguire la procedura guidata del computer di bordo, effettuando tutte le operazioni richieste dal software.

In quasi tutti i sistemi in uso oggi viene chiesto di frenare, accelerare e cambiare le marce manualmente, per passare dalla retromarcia alla prima o fermare la macchina una volta raggiunta la distanza minima, mentre è possibile lasciare che il sistema si occupi della sterzata, la manovra più complessa da eseguire nei classici parcheggi orizzontali affiancati. Alcune auto di ultima generazione possono occuparsi di tutta l’operazione, gestendo sia il volante che le marce e i pedali, tuttavia si tratta di dispositivi non ancora molto diffusi.

Quali auto montano il Park Assist?

Quasi tutte le case automobilistiche offrono sistemi di Park Assist, sia sui modelli di fascia alta che su quelli più economici. Inoltre, è possibile trovare dispositivi di assistenza al parcheggio anche nei servizi di noleggio a lungo termine, che da diversi anni propongono veicoli ecologici e dotati di tecnologie all’avanguardia.

Una delle case automobilistiche più attive in questo senso è la Volkswagen, che fornisce il Park Pilot per il parcheggio assistito su modelli come la VW up!, mentre sulle vetture più esclusive come la Nuova Touareg è presente il sistema Intelligent Park Assist, in grado di parcheggiare l’auto da solo in maniera completamente automatizzata.

Lo stesso vale per altre due case tedesche, Mercedes-Benz e BMW, che mettono a disposizione dei loro clienti sistemi di Self-Parking parziale sui modelli più piccoli ed economici, integrando nell’allestimento dei veicoli di fascia alta dispositivi di Park Assist integrali, come quelli presenti sulla Classe E berlina, la Nuova Classe C e la BMW X6.

Un sistema piuttosto avanzato è quello adottato sulla Kadjar, il SUV sportivo della Renault, che si occupa dello sterzo e offre una visione computerizzata dell’ambiente abbastanza realistica e precisa.

Anche la Fiat propone dispositivi di parcheggio assistito da diversi anni, che aiutano il conducente a considerare le distanze con i veicoli, gestire le manovre con il volante e stabilire se lo spazio a disposizione è sufficientemente ampio. In particolare, modelli come la Fiat **500X **e la Nuova Tipo montano di serie una telecamera posteriore, che offre un’immagine nitida e delle linee che indicano la traiettoria da seguire.

Un’altra azienda che fornisce questo sistema è la Ford, che propone un Park Assist semi-automatico che controlla lo sterzo durante la manovra, lasciando al conducente la gestione del freno, delle marce e dell’acceleratore.

Quanto sono diffusi i sistemi di Park Assist?

Per quanto riguarda la diffusione di questi sistemi, il parcheggio assistito è sempre più presente in Francia, dove è installato sull’85% delle auto nuove, in Germania, in Belgio e in Olanda, come emerso da un’indagine realizzata dall’azienda Bosch. L’Italia si posiziona al quinto posto con il 44% della copertura, un valore in aumento soprattutto nel settore delle macchine medio-piccole. Il Park Assist è uno degli optional più apprezzati dagli automobilisti, per questo motivo nei prossimi anni sarà ancora più frequente trovarlo di serie.

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